Il Micro-Cheating: nuovi tradimenti

Gli ultimi anni hanno visto la nascita e l’evoluzione di un fenomeno sempre più diffuso che la psicologa australiana Melanie Schilling ha, coniandone il termine, denominato micro-cheating (“to cheat”: Imbrogliare, fregare, tradire). L’autrice ha definito il concetto come una "serie di azioni apparentemente di importanza irrisoria che indicano che una persona è focalizzata emotivamente o fisicamente su qualcosa che è al di fuori della relazione con il partner".

In sostanza: "piccoli tradimenti".

Cosa si intende per micro-cheating?

Questa nuova forma di presunto tradimento può declinarsi attraverso un’infinità di comportamenti:

  • il sexting (scambio di foto e testi piccanti attraverso app di messaggistica),

  • l’intrattenimento di conversazioni o relazioni clandestine attraverso i social network,

  • il visionare assiduamente i profili social di persone da cui si è attratti,

  • mentire circa la propria situazione sentimentale etc.

l denominatore comune è che il tutto si svolge in una dimensione virtuale e la sessualità spesso resta immaginata e non agita.

La domanda che ci si pone è se questi comportamenti possano essere considerati veri e propri tradimenti.

La risposta è: dipende.

Da che cosa? Da una moltitudine di variabili, tra cui e non ultima per importanza la considerazione e i significati, sociali e certamente anche individuali, che si attribuiscono al termine “tradimento”.

Sarebbe interessante riflettere sul fatto che, in quest’ottica, anche un singolo “like” su un social network potrebbe essere considerato tale, quello che cambia e che forse rappresenta il termometro per esprimere una valutazione fa riferimento alle motivazioni che conducono ad una determinata azione (poiché il risultato resterebbe il medesimo). Questo ricorda molto il processo alle intenzioni e lo “Psicoreato” di Orwell, in 1984.

Se consideriamo il tutto in un’ottica psicodinamica per cui nessun nostro comportamento è frutto del caso, ma ogni nostro agito è spinto e motivato da pulsioni interne, allora sì, anche il più apparentemente insignificante dei gesti può essere vissuto come un venir meno al rispetto nei confronti dell’altro. Queste ultime righe, se si accetta la narrazione dell’inconscio e delle teorie psicoanalitiche, potrebbero essere in grado di disintegrare il 90% delle relazioni tra individui che utilizzano i social network o similari.

È volutamente una provocazione.

Non disponendo della possibilità di leggere nella mente altrui è qui che prende vita questo grande atto di fede che chiamiamo fiducia.

Ma andiamo con ordine.

Cos'è il tradimento?

Per approfondire il tema del microcheating non si può non parlare del “tradimento” in termini più ampi, indagando le modalità attraverso cui gli esseri umani sono passati dalla poligamia alla monogamia, analizzando ciò che esso rappresenta oggi, ricercando quali motivazioni spingano le persone a tradire, e perchè sentirsi traditi sia in grado di causare tanta sofferenza.

Il termine tradimento trova le sue origini dal latino, componendosi del prefisso “tra” (oltre), e “dere” (dare, consegnare, affidare). La declinazione negativa come, idealmente, “consegnare al nemico” è di origine cristiana, figlia dell’interpretazione dell’atto di Giuda: la consegna di Gesù alle guardie.

Con il tempo questa parola ha assunto diversi significati e impieghi, tra gli altri (forse la più comune accezione che gli attribuiamo oggi) quella di venir meno a un impegno morale assunto nei confronti di un’altra persona (partner, in questo caso), quindi adulterio, infedeltà.

Ma quand’è che abbiamo iniziato a percepire il tradimento come tale all’interno della coppia?

Quando e perché siamo arrivati alla monogamia?

Non siamo sempre stati monogami e la necessità di sicurezza, stabilità, esclusività è figlia di diversi adattamenti biologici e sociali, alcuni più recenti di quanto crediamo.

Opie, antropologo evoluzionista dell’Università di Londra, sostiene che la cultura della monogamia per come è oggi intesa si è sviluppata non prima di mille anni fa.

A tal riguardo sono diverse le teorie che hanno tentato di spiegare questo passaggio:

Alcuni ricercatori dell’Università di Waterloo ritengono che la transizione dalla poligamia alla monogamia sia stata dettata da un adattamento biologico finalizzato a diminuire la possibilità di contrarre malattie sessualmente trasmissibili.

Opie sostiene invece che è possibile che gli individui siano diventati monogami per preservare il proprio status sociale e la propria ricchezza attraverso l’unione, definendo la monogamia un “sistema basato sul matrimonio, non sull’accoppiamento”.

Un’altra teoria spiegherebbe la monogamia come un tentativo di proteggere la prole dall’infanticidio. Questo sarebbe avvenuto perché più grande è il gruppo di appartenenza, maggiori sono le richieste sociali derivanti dall’ambiente. In questo senso il cervello dei neonati avrebbe necessitato di più tempo per lo sviluppo e le madri, nel dover svezzare i figli, in questo periodo dilatato non sarebbero state disponibili per nuovi accoppiamenti, spingendo così i pretendenti a… si insomma, è chiaro.

Una delle teorie più quotate in materia (Università del Texas) fa riferimento al fatto che la monogamia avrebbe potuto garantire più efficacemente la sicurezza e il futuro della prole, poiché due caregiver sono in grado di garantire più cure rispetto ad uno solo. I ricercatori sottolineano che si tratta di una monogamia sociale, e non sessuale.

A livello neurobiologico il passaggio dalla poligamia alla monogamia avrebbe comportato, infine, una modificazione dei meccanismi di rinforzo per quanto riguarda i recettori di ossitocina e vasopressina.

È interessante sottolineare che alterazioni dei livelli di vasopressina sono correlate ad una maggior tendenza verso l'infedeltà.

Se ci accontentassimo delle motivazioni derivanti dagli adattamenti biologici, pensandoci bene oggi la monogamia non sarebbe poi tanto necessaria:

  • dalle malattie sessualmente trasmissibili ci si può proteggere,

  • l’infanticidio nella società che conosciamo rappresenta un triste evento di natura eccezionale,

  • circa il fatto che il matrimonio preservi la ricchezza… se lo chiediamo a una persona divorziata probabilmente non la penserà esattamente così.

La monogamia rappresenta pertanto una convenzione sociale nata con lo scopo di sopravvivere, e non una scelta ideologica.

Quindi c’è altro, qualcosa di molto più profondo, nebuloso, a tratti sconosciuto, che alimenta questo bisogno.

Paura, vissuti e significati

Per spiegare cosa spinga, ancora oggi, a scegliere la monogamia come pilastro fondamentale su cui costruire un amore, può essere utile riflettere su cosa rappresenta per noi la relazione romantica.

Al di là dell’aspetto sessuale, che sappiamo non necessitare di un ingaggio totale per essere appagato, la relazione amorosa, tra le altre, porta con sè diversi significati: sicurezza, accoglienza, protezione, fiducia.

Il tradimento è in grado di arrecare un grandissimo dolore alla persona che lo subisce, poiché il vissuto che comporta rievoca la disgregazione di un insieme di rappresentazioni interne potenti e primordiali.

Le citate e precedenti sicurezza, accoglienza, protezione e fiducia vengono meno, e coloro che si sentono denudati e privati di tutto ciò possono esperire sentimenti quali il non valere abbastanza, sentirsi soli, smarrire totalmente la fiducia nel prossimo, perdere il senso di integrità della propria identità, fino ad arrivare a percepire sintomi e dolori fisici (il sentirsi traditi, ad esempio, comporta l’attivazione delle aree cerebrali legate allo stress).

Il tradimento è tanto più doloroso quanto lo è l’investimento nell’altro. Un eccesso di idealizzazione e di rappresentazione interna della relazione come “certezza, sicurezza” diventa devastante per la persona tradita.

Un pensiero che personalmente trovo incantevole è quello dello psicanalista S. Mitchell: «l’amore è un castello di sabbia costruito per due».

Cosa significa?

L’amore è la magnifica congiunzione tra due esseri imperfetti. Noi nell’amore ricerchiamo tutti i significati di cui sopra, ma tutto ciò è una rappresentazione che noi proiettiamo nella relazione. E questo non è un male, tutt’altro, il risultato è qualcosa di meraviglioso. Ma non dobbiamo dimenticare che le aspettative di unicità e di certezza che tanto ci servono per rendere speciale una relazione sono un’illusione. Illusione capace, se disattesa, di far soffrire.

Tutto ciò toglie valore a un amore e alla relazione? O forse ne aggiunge?

L’incertezza è endemica dell’amore, ciononostante, pur essendone consapevoli, proiettiamo al suo interno aspettative opposte.

Se abbracciamo l’idea che la nostra dolce metà, prima di essere tale, è una persona con il suo passato, le sue fragilità, le sue imperfezioni, allora forse saremo maggiormente in grado di tollerare un tradimento e, conseguentemente, di soffrirne in misura minore.

Consapevoli dell’insieme di significati che decidiamo di attribuire, diventiamo liberi di scegliere.

Le ragioni del tradimento

I motivi che possono spingere a commettere un tradimento sono diversi.

Può accadere che una delle cause del tradimento sia la fine della fase di idealizzazione del partner oppure che la coppia sia in crisi, in questi casi uno dei due potrebbe esperire nuovi bisogni e cercare appagamento altrove. È possibile che si senta la necessità di “trasgredire” e provare nuove emozioni, così come che non si trovi il coraggio di parlare apertamente dei problemi della relazione e un movimento inconscio agisca nella speranza di essere scoperti.

Spesso il tradimento nasce da mancanze percepite all’interno della coppia (non ricevere le attenzioni di cui si necessita, rapporti sessuali non soddisfacenti ecc.), altre volte invece è spinto e motivato da bisogni individuali, tra cui desiderio/necessità di approvazione e di sentirsi desiderati, mancanza di autostima, fino ad arrivare a motivazioni più profonde, che magari trovano radici nel passato della persona.

Altre cause possono essere rappresentate da un’incapacità di regolazione dei propri impulsi o, ancora, come abbiamo accennato, essere facilitato, in alcune persone, da un’alterazione dei livelli di ossitocina e vasopressina nel cervello, che porterebbe alcuni individui ad essere più avvezzi al tradimento di altri.

Qualsiasi spiegazione, presa singolarmente, diverrebbe riduzionistica.

Possiamo dire che più spesso, probabilmente, vi è una commistione di cause che insieme diventano possibili antecedenti di un tradimento. Qualunque sia il motivo che determina questo comportamento, non dovrebbe diventare sufficientemente esaustivo da rappresentare un alibi per de-responsabilizzare una condotta in grado di ferire il partner, ma di certo offre spunti interessanti per comprendere e accogliere la già citata natura imperfetta dell’essere umano. Esiste quello che viene definito libero arbitrio… quanto sia libero è affascinante argomento di discussione, ma non è questa la sede.

Perché il micro-cheating è così dilagante?

Se alcune motivazioni che spingono al tradimento canonico, ben definito, agito, sono sovrapponibili a quelle che determinano il micro-cheating, per quest’ultimo possiamo approfondire ulteriormente lo spettro di cause e contesti che fanno sì che, ad oggi, sia così diffuso.

Tentiamo di identificare i presupposti che inducono a sperimentare questa nuova forma di tradimento.

La facilità di accesso

La facilità attraverso cui accedere ad app, siti, social network promuove quella che personalmente mi piace definire un'inflazione di offerta relazionale.

Perché accontentarsi del* propri* partner se uno smartphone offre l’accesso a un universo di altre possibilità?

Inoltre ci troviamo in un momento storico in cui l’immediatezza ha superato il valore del “saper attendere”. Il tutto e subito di shopping online, dei fast food, delle principali notizie dei quotidiani a portata di click, possono essere in grado di condizionarci a tal punto da "oggettualizzare" anche i profili personali online delle persone. Se prima di essere un individuo ciò che abbiamo di fronte è una vetrina, una presentazione, il tutto svuota di potenza la percezione di stare intrattenendo un flirt o di tradire.

La protezione del virtuale

Se in passato il proporsi a una persona di nostro interesse richiedeva il “coraggio di farsi avanti”, ora per ottenere informazioni e iniziare una conversazione è sufficiente una connessione internet.

Il narcisismo

La cultura del narcisismo, come ha definito il Prof. Galimberti, che caratterizza i nostri tempi, può diventare antecedente di una sensazione di onnipotenza che, data la già citata percezione di protezione di queste modalità, facilita l’idea di poter agire senza conseguenze.

Questa stessa cultura in cui l’apparenza è divenuta un pilastro di cartapesta di molte esistenze inoltre amplifica enormemente la fragilità delle persone, in una competizione virtuale in cui non può esserci vincitore. L’incapacità di coltivare la solitudine, bassa autostima e considerazione di sè possono portare alla necessità di sentirsi apprezzati e desiderati, promuovendo la ricerca di relazioni virtuali clandestine.

  • La propria identità online, seppur divenuta realtà caratterizzante la nostra quotidianità, resta un artefatto in cui la maggior parte delle persone proietta solo una faccia della medaglia, la parte meravigliosa della propria vita. Questa commistione di aspetti fa sì che, virtualmente, gli individui appaiano più affascinanti, in un’illusione di solo apparente perfezione in cui il fascino per l’inanimato supera quello per il reale.

  • Un altro aspetto che ritengo valga la pena annoverare risiede, ad esempio, nel ruolo della fantasia di trasgressione. Una sessualità non agita ma solo immaginata offre la possibilità di spaziare con il pensiero, in un processo di magnetica e reciproca idealizzazione dove non vi è confine. Lo scambio di foto e testi piccanti senza che il rapporto venga effettivamente consumato alimenta un’eccitazione che troverebbe le sue colonne d’Ercole solo nello scontro con la realtà.

In sostanza e per concludere possiamo affermare che le motivazioni che determinano il fenomeno del micro-cheating sono da ricercare in una moltitudine di cause e concause.

Qualità delle relazioni “reali”, bisogni individuali, contesto socio-culturale svolgono un proprio ruolo nel rischio di cadere in queste tentazioni.


Come percepiamo il tradimento?

Infine, occorre aggiungere che la percezione di tradimento può essere soggettiva.

Prova a chiederti:

  • Cosa rappresenta per me il tradimento?

  • Quali comportamenti reputo un tradimento, e quali no?

  • Il tradimento è consumare un rapporto sessuale? O basta un bacio? E una carezza?

  • È sufficiente un messaggio di troppo sul telefono? O è necessario che la relazione virtuale sia protratta nel tempo? Quale piega deve avere la conversazione? Un semplice approfondire una conoscenza è accettabile? E se fosse finalizzata?

  • Che dire di un commento su un social network? C’è differenza tra like e commenti?

  • Il flirt fa parte della quotidianità delle persone, a scuola, in ufficio, in palestra, al bar… in questi casi un sorriso un po’ troppo prolungato va considerato tradimento?

  • Il tradimento può rappresentare una variabile scalare misurabile in termini di livello di gravità? Chi ne stabilisce i termini? Il buon senso?

  • Cos’è il buon senso?

Se il nostro agire è conseguente la nostra vita mentale, allora l’intenzione che si cela dietro al più piccolo dei comportamenti può nascondere la volontà di tradire? Forse sì, forse no. Chi ce lo può dire? Chi può sciogliere questo atroce dubbio che ci pone in una condizione di precarietà quasi insostenibile? Probabilmente nessuno.

E allora che fare? Forse dobbiamo saper “stare in questa incertezza”.

Le certezze sono seducenti, le domande senza risposta dolorose, ma fonte di crescita e consapevolezza.

Il nostro sistema di credenze abbiamo appurato essere appreso e introiettato dal contesto sociale in cui siamo inseriti, ma esso è anche figlio del nostro passato, della nostra storia di vita, delle nostre paure, in una parola: della nostra individualità.

Per qualcuno la semplice intenzione che muove il bisogno di inviare un messaggio può essere interpretato come un tradimento, per qualcun altro un bacio rubato è un episodio su cui è possibile sorvolare.

Non c’è giusto o sbagliato, non c’è bianco o nero.

I vissuti e gli stati d’animo che gli eventi sono in grado di evocare sono soggettivi.

In questa soggettività, è anche presente una forte componente sociale.

Cogliere tutto questo ci offre la possibilità di maneggiare questi pensieri, osservarli, rifletterci, e… scegliere.

Fonti:

  1. Disease dynamics and costly punishment can foster socially imposed monogamy - Chris T. Bauch & Richard McElreath

  2. Why did we become monogamous? .

  3. Aspetti neurobiologici dell’attaccamento